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Il potere inquinatore

Al Gore sa che negli Usa neppure la Casa Bianca può vincere la resistenza tremenda di petrolieri e costruttori di auto.

Dove è Al Gore? L'uomo che aveva ricevuto più voti di George W. Bush nel 2000, che per otto anni è stato vicepresidente di Bill Clinton, il cui proselitismo per combattere il cambiamento del clima è stato premiato con un Oscar e insignito del Premio Nobel per la Pace, si è risolutamente rifiutato di candidarsi alla presidenza, anche se avrebbe verosimilmente possibilità di vincere.

Dal 2006, quando il suo documentario 'Una scomoda verità' ha catapultato Gore nell'universo della notorietà internazionale, moltissimi cittadini e opinion leader in America e all'estero hanno cercato di convincerlo a candidarsi. Gli esperti trovano veramente difficile credere che un politico di lungo corso come Gore possa effettivamente voltare le spalle alla Casa Bianca. Alcuni si spingono a ipotizzare che Gore in realtà sia riluttante e stia aspettando di vedere se altri candidati inciampano. Per quanto mi riguarda ne dubito. Essendomi occupato dell'attivismo ambientale di Gore sin da quando lo intervistai nel 1992 in Brasile, al Summit sulla Terra dell'Onu, penso che egli creda in tutta sincerità che cambiare l'opinione pubblica è molto più importante che cambiare i presidenti. Oltretutto, Gore ha ottimi motivi per essere giunto a questa conclusione, motivi sui quali dobbiamo soffermare la nostra attenzione perché suggeriscono il genere di battaglie politiche da combattere per sventare il cambiamento del clima.

Quando uscì il documentario 'Una scomoda verità' ebbi modo di trascorrere due ore intere faccia a faccia con Gore. Per buona parte del tempo parlammo di un paradosso che pare essere sfuggito ai molti che ora lo sollecitano a candidarsi alla presidenza: alla Casa Bianca Gore ha completamente fallito nell'ottenere progressi in tema di lotta al riscaldamento globale. In otto anni, l'Amministrazione Clinton-Gore non ha approvato neppure una legge utile a contrastare il cambiamento del clima. Ha sì firmato il Protocollo di Kyoto nel 1997, ma soltanto dopo averlo annacquato e attenuato con scappatoie rovinose e paralizzanti. In seguito ha scelto di non adoperarsi perché il Senato lo ratificasse. Nel frattempo, poiché gli Stati Uniti - il Paese che inquina di più al mondo - la tiravano per le lunghe, gli sforzi internazionali per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra sono arrivati a un punto morto.

In quella intervista, Gore ammise questi fallimenti, sostenendo che la colpa non era sua né di Clinton. Parlò di "resistenze tremende". I due settori industriali più ricchi e potenti della Storia americana, il petrolifero e l'automobilistico, si opponevano con tutte le forze al taglio di emissioni, come del resto anche le grandi aziende carbonifere ed elettriche. Per dirla con le sue stesse parole, il trattato di Kyoto "fu ostacolato dalle pressioni dei soggetti inquinanti".

La lezione che Gore pare aver tratto dai suoi insuccessi è che essere presidenti non è sufficiente per creare un vero cambiamento, o che quantomeno non può bastare se si hanno contro potenti interessi. Per invertire il processo di riscaldamento terrestre, gli Stati Uniti devono fare una cosa sola: dare un calcio alla loro dipendenza dal petrolio e dal carbone e perseguire piuttosto l'efficienza energetica, solare e di qualsiasi altra fonte energetica alternativa. Chi trae interesse e benefici dallo status quo, farà tutto il possibile per ostacolare questo cambiamento. L'unico modo, pertanto, per sconfiggerli è ri-condizionando il terreno di battaglia, ovvero dar vita a una penetrante, incalzante e tenace ondata di pressione pubblica che metta i politici eletti a novembre alla Casa Bianca e al Congresso nella condizione di sentirsi obbligati ad agire, anche se ciò dovesse significare deludere la Exxon-Mobil e i loro amici.

Un esempio solo: a dicembre per la prima volta una commissione del Senato ha approvato un importante disegno di legge inerente il cambiamento del clima, ma le clausole dello stesso, specialmente una che concede ai soggetti inquinatori permessi gratuiti per continuare a inquinare, dimostrano quanto forte sia ancora l'influenza delle grandi corporation. Gore definisce il progetto di legge "insufficiente", ed esorta ad approvare qualcosa di più radicale, ivi compresa la messa al bando di nuovi impianti energetici alimentati a carbone che non provvedano al sequestro delle loro emissioni. Gore si è spinto al punto di incoraggiare i giovani a bloccare il transito dei bulldozer che cercassero di dare inizio alla costruzione di questi impianti.

Gli anni alla Casa Bianca paiono aver insegnato a Gore che avere ragione, come anche essere presidente, non basta. L'unico modo per sconfiggere gli interessi organizzati è avere tanta gente organizzata.

traduzione di Anna Bissanti
(10 gennaio 2008)