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Se finisce il petrolioDobbiamo liberarci dalla dipendenza dell'oro nero prima che stravolga le economie e il clima del pianeta Un tempo erano solo gli ambientalisti e i paranoici a lanciare l'allarme sull'esaurimento delle riserve petrolifere. Ora non più. All'interno dell'industria petrolifera sono sempre più numerosi i convinti che l'era del petrolio abbondante e abbordabile sia agli sgoccioli. Se hanno ragione potrebbero essere guai grossi per l'economia mondiale e, paradossalmente, per il clima del pianeta. I petropessimisti non dicono che la Terra cederà l'ultima goccia di petrolio in un futuro prossimo. Sostengono piuttosto che siamo vicini o abbiamo già superato il cosiddetto picco del petrolio, il punto in cui è stata estratta la metà di tutto il petrolio esistente. È uno scenario inquietante, perché la storia dimostra che estrarre la metà residua è molto più arduo e costoso. Intanto la domanda globale di petrolio è in continua crescita. Dato che la domanda supera l'offerta, i 'picchisti' prevedono prezzi instabili e in aumento, nonché più frequenti crisi di forniture. Tutto questo potrebbe condurre al crollo delle economie, a guerre per le risorse e al caos sociale. Già sentito, direte. È vero. Il Club di Roma divulgò il concetto di 'limiti allo sviluppo' negli anni '70 e il sopraggiungere delle prime due crisi petrolifere parve convalidare questa tesi. I paladini dello status quo replicarono che a risolvere il problema ci avrebbe pensato il mercato: l'aumento dei prezzi avrebbe portato a un aumento dell'offerta grazie a una migliore tecnologia. E fu così all'apparenza per tutti gli anni '80, quando un eccesso di offerta fece scendere i prezzi a livelli record . Ma oggi, con il petrolio intorno ai 100 dollari al barile, quei tempi sembrano finiti per sempre. Per di più l'allarme odierno sul picco del petrolio viene da personaggi innegabilmente parte dell'establishment. Matthew Simmons, fondatore di una banca di investimento specializzata nel settore petrolifero, trent'anni di esperienza come consulente dei colossi del petrolio, nel suo libro del 2005, 'Twilight in the Desert' (crepuscolo nel deserto) sosteneva che il picco del petrolio era imminente o già superato. Nel settembre scorso James Schlesinger, ex ministro statunitense per l'energia e direttore della Cia, ha dichiarato: "Non si tratta più di poche voci che gridano nel deserto. La battaglia è finita. Hanno vinto i picchisti". Senza usare il termine 'picco', il Ceo della Royal Dutch Shell, Jeroen van der Veer, all'inizio dell'anno ha ammonito: "Dopo il 2015 le riserve facilmente accessibili di petrolio e di gas probabilmente non terranno più il passo con la domanda". Di primo acchito si potrebbe pensare che il picco del petrolio sia d'ausilio nella lotta contro i cambiamenti climatici. Dopo tutto, se il petrolio scarseggia, il consumo dovrebbe diminuire e con ciò le emissioni di Co2. Ma il mondo moderno è affetto da una dipendenza da petrolio, come ha detto il presidente George Bush. Se si arriva al picco prima di essere riusciti a spezzare questa dipendenza, si avrà stagnazione economica o peggio in concomitanza con l'escalation dei prezzi dell'energia. Ancor peggio, le società saranno fortemente tentate a fare tutto il necessario per soddisfare la loro dipendenza, dalle trivellazioni in aree ecologicamente sensibili fino all'invasione di altri paesi. Tutto questo è già in atto. Ne è esempio lampante lo sfruttamento delle cosiddette sabbie bituminose, un miscuglio di sabbia, acqua e greggio pesante estraibile e trasformabile in petrolio pronto all'uso attraverso processi di raffinazione. Ma il petrolio che ne deriva ha un'impronta ecologica molto maggiore rispetto al petrolio tradizionale, quindi passare alle sabbie bituminose è forse la scelta peggiore da fare, se l'umanità vuole evitare cambiamenti climatici catastrofici. Ciò nonostante immensi progetti di sfruttamento delle sabbie bituminose sono in via di realizzazione in Canada e in fase di considerazione altrove. Fortunatamente esistono modi più intelligenti di combattere sia il picco del petrolio che i cambiamenti climatici. Il primo passo è investire pesantemente nell'efficienza energetica, il sistema di gran lunga più veloce ed economico di ridurre il consumo. Guadagneremo così tempo per mettere in campo combustibili alternativi , per ridurre la domanda grazie a un miglior trasporto pubblico e al controllo dello sviluppo urbano, e in generale per rendere 'verdi' le nostre economie. Se usiamo la testa possiamo liberarci della nostra petrol-dipendenza prima che sia troppo tardi e far coincidere la fine del petrolio con l'inizio di qualcosa di bello. traduzione di Emilia Benghi (07 marzo 2008) |
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